ROMA CAPITALE: L’ETERNA INCOMPIUTA 

Roma, l’Urbe è vera capitale e simbolo delle contraddizioni che incombono sui tesori artistici del Paese: emblema di eccellenza straordinaria con la sua archeologia unica al mondo, ma ogni giorno devastata da incuria, crolli, degrado, abusivismo, musei colpiti da serrate improvvise. Dalla civiltà che ha inventato grandi strade, acquedotti e reti fognarie alla caput mundi di oggi la differenza è traumatica.

 

Indro Montanelli, in Storia di Roma scriveva “Forse uno dei guai dell’Italia è proprio questo, di avere per capitale una città sproporzionata, per nome e per storia, alla modestia di un Popolo che quando grida “forza Roma!” allude solo ad una squadra di calcio”.

Fallimenti, incompiute, ritardi e costi impazziti sono diventati l’ordinaria amministrazione di una città che si rifiuta di comportarsi come una normale capitale europea e che non sa più progettare.

Se progetta, non realizza. Se realizza, è soltanto per affittare o vendere l’ennesimo quartiere-dormitorio che consuma gli spazi residui di terreno a cavallo del grande raccordo anulare.

Una città come Roma, con secoli di storia e cultura, è finita prepotentemente nella morsa del degrado, quasi con indifferenza agli occhi di chi doveva amministrarla.

Per i romani forse Roma non smetterà mai di essere la Città Eterna, ma oggi più che mai ha bisogno di essere salvata da un degrado pericoloso e travolgente.

Anche il processo attuativo di Roma Capitale si è svolto nel segno della confusione e della inadeguatezza. Il comune denominatore della vicenda è l’abdicazione alla riserva di legge organica statale di disciplina unitaria della Capitale, di cui si diceva, con un forte recupero del ruolo della Regione Lazio e la riconfigurazione di Roma Capitale quale nuovo ente territoriale, autonomo e aggiuntivo rispetto alla Regione, Città metropolitana, Provincia.?Il percorso è ancora in atto ma vi regna sovrana la confusione e l’incertezza lasciando il Governo Capitolino nel guado alle prese con i problemi di sempre che ben lungi dall’essere domati hanno ormai preso il sopravvento.

La Capitale non può più aspettare, serve un moto d’orgoglio, una resurrezione.

E’ dai cittadini romani che deve provenire la voglia di salvare Roma dal declino.

A Noi il compito di fornire loro un progetto per il rilancio competitivo di Roma Capitale, una strategia d’insieme a guidare il processo, obiettivi sui quali catalizzare gli sforzi, le azioni, l’impegno di ciascuno e misurare la capacità di mettersi in gioco.  

 

ROMA: SMART AND START

 

Un nuovo piano strategico per puntare al futuro Roma ha bisogno di un nuovo piano strategico e del riconoscimento del suo ruolo di Capitale del Paese, al quale si accompagnano leadership e funzioni di livello nazionale. Un piano che coniughi e valorizzi le potenzialità del territorio romano in un ottica più moderna, facendoci recuperare quel “gap” che ci divide dalle top cities Europee.

Dobbiamo proiettare Roma Capitale ai vertici delle Smart cities, dove la logica della città smart trovi fondamento nella visione delle città ideali che ha la sua massima espressione nel Rinascimento italiano, connubio di bellezza, organizzazione sociale, governo illuminato.

L’appellativo smart, nell’arco di un decennio, ha identificato la città digitale, poi la città socialmente inclusiva, fino alla città che assicura una migliore qualità di vita, le tecnologie, progetti, politiche vanno messi al servizio di un’idea forte e comune di futuro per Roma  le cui radici affondino nell’eredità del passato,  una “via romana” alla smart city europea.

La città smart è per noi un modello urbano capace di garantire un'elevata qualità della vita e una crescita personale e sociale delle persone e delle imprese, ottimizzando risorse e spazi per la sostenibilità.

E’ dunque il progetto su Roma che abbiamo chiamato SMART AND STAR, individua le direttive verso le quali deve correre il rilancio della città ma che tuttavia non sono esaustive a delineare le azioni che comunque dovranno compiersi per recuperare la vivibilità della Capitale.  Un progetto per la città focalizza nei punti di forza gli obiettivi di lungo termine sui quali andranno ad affiancarsi obiettivi di medio termine a soddisfare la domanda di bisogni primari come:

 

·        la SICUREZZA

·        la MOBILITA’

·        la GESTIONE DEI RIFIUTI

·        la GESTIONE DEL TERRITORIO

 

Temi non secondari, ma di primario interesse per assicurare una buona qualità della vita ai Romani su cui si possono costruire le linee strategiche di sviluppo per riposizionare Roma in un contesto internazionale in continua evoluzione.

Nel 2007, a livello globale, la popolazione urbana ha superato quella rurale.

Si prevede che nel 2050 la Terra ospiterà 9 miliardi di persone (+32,4% dal 2010) e, a tale data, le città ne ospiteranno circa il 70%.

Entro il 2030 quasi un quarto della popolazione mondiale vivrà nelle 600 maggiori città del mondo.

Entro il 2030 due miliardi di cittadini in più.

Un contesto dunque sfidante: un mondo così densamente popolato svilupperà modificazioni evidenti sulla vita quotidiana di ciascuno a cui la Roma di oggi non è in grado di fronteggiare. In uno scenario di tal fatta il fattore chiave sarà quindi l’intelligenza con cui sapremo coordinarci ed adattarci alle trasformazioni attraverso un progetto chiaro capace di dare nell’immediato risposte ai bisogni primari quali: la sicurezza, il benessere sociale, le risorse, l’ambiente per poi passare al soddisfacimento di bisogni più “alti”, tipici di società globali post-consumistiche.

I nuovi bisogni strategici che oggi reclamano soddisfazione hanno, piuttosto, a che fare con la consapevolezza (di sé e del mondo), la sostenibilità delle scelte (soddisfare i propri bisogni evitando di compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i loro), l’equilibrio, la crescita personale. Ad esempio si pensi al “bello” oggi è un bisogno molto sentito, al tempo stesso un generatore di business, anche se spesso sottovalutato (forse anche perché siamo abituati ad essere “immersi nel bello”, a differenza di quanto accade in altri Paesi). Secondo una recente indagine del CENSIS, ogni anno tutto il bello dell’Italia (cibo, monumenti, turismo, opere d’arte, ecc.) produce valore aggiunto in misura pari a 74,2 miliardi di Euro (4,7% del PIL).

Roma potrà affermare se stessa in un contesto dinamico e competitivo solo se sarà in grado di RIVOLUZIONARE SE STESSA, senza perdere i connotati che l’hanno resa la città eterna, solo se i romani parteciperanno ad un processo evolutivo complesso e difficile, perché dovrà toccare le abitudini di ciascuno, perché imporra un cambiamento di rotta drastico, determinerà una maggiore sensibilità verso il tema del governo della città, produrrà un cambiamento di stile di vita della città stessa. Un PATTO DUNQUE DI FERRO CON LA CITTADINANZA affinchè insieme si possa trovare il modo di ridare alla Capitale il posto che merita e una dignità troppe volte violata.

Solo attraverso un progetto solido, senza bizantismi inutili, senza promesse irrealizzabili potremo tornare a conquistare la fiducia dei romani e dare loro una speranza di avere una città che vive e reagisce.  

 

Il progetto che ci proponiamo di realizzare si sviluppa su 3 assets principali:

 

Mentre il TURISMO e la CULTURA costituiscono ASSETS già i capisaldi dell’economia romana e della sua immagine nel mondo, che tuttavia vanno ugualmente valorizzati e  rilanciati secondo strategie più moderne, l’INNOVAZIONE è pilastro sul quale costruire  una nuova immagine di Roma sui modelli europei di smart city aperta ai giovani, alla creatività, alla tecnologia, al futuro. Una immagine più moderna di Roma Capitale che va di pari passo con il suo glorioso passato. Un asset che deve costruirsi all’interno del perimetro romano sviluppando potenzialità che Roma possiede  ma che non ha ancora valorizzato in maniera appropriata.

 

TURISMO E TRADIZIONI

 

Nuove frontiere e marketing del territorio.

E’ noto come non sia sufficiente possedere una quota anche cospicua di beni culturali per attrarre automaticamente la domanda di consumo culturale. Un territorio come quello romano dotato di un così ampio e articolato complesso di emergenze archeologiche, di siti storico-architettonici, di beni artistici, di paesaggi culturali, di tradizioni storiche richiede un livello di progettazione adeguato per l’offerta dei servizi culturali che rendano facilmente fruibili i beni artistici.

Ciò significa, non soltanto rendere accessibili musei o aree archeologiche, biblioteche o parchi ambientali, ma qualificare la rete di servizi primari che ne favoriscano la corretta fruizione: informazione, comunicazione, trasporti, ricettività turistica, ecc.

Negli anni, infatti, l’Italia che era leader mondiale per arrivi turistici internazionali ha perso ampie fette di mercato e nel Paese il turismo, superati i contraccolpi della crisi, cresce ma meno di quanto non accada a livello internazionale dove nel 2012 gli arrivi turistici hanno raggiunto la cifra record di 1 miliardo con un incremento del 3,8% rispetto al 2011.

Oggi l’Italia sprofonda al quindicesimo posto del Country Brand Index 2013 superata nella valutazione complessiva dell’attrattività del paese da Canada, Giappone, Nuova Zelanda, Australia, Finlandia e molte altre nazioni.

Un duro colpo compensato solo dal fatto che siamo stabilmente in testa alla classifica stilata in base all’attrazione determinata dalla cultura. In effetti, il turismo culturale rimane ancora un segmento chiave dell’industria turistica di cui rappresenta circa il 35% e sul fronte della spesa effettuata da italiani e stranieri nel nostro paese nel 2012 ben il 17,6%, vale a dire 12,6 miliardi di euro, è rappresentato da spese per attività culturali. Bellezza e storia, però, non bastano più per farci rimanere tra le nazioni più attrattive al mondo.

La nostra città tuttavia resiste, non temendo il confronto né la competizione europea, nel 2013 gli arrivi complessivi di italiani e stranieri negli esercizi alberghieri di Roma Capitale sono stati 10.232.985, con un incremento su base annua di +5,27%. Tuttavia ciò nel tempo può non bastare.

 

·        In particolare gli arrivi italiani negli esercizi alberghieri di Roma sono stati 3.745.971 (+3,79%).

·        La domanda straniera è cresciuta più velocemente rispetto a quella italiana, Gli Arrivi di stranieri nella capitale sono stati 6.487.014 (+6,15%).

·        Gli arrivi dall’Europa sono stati 3.139.967 unità (+4,23%)I principali paesi europei di provenienza della domanda sono: la Germania (469.372 arrivi +5,07%), il Regno Unito (529.530 +3,20%), la Spagna (403.588 arrivi -4,09%), la Francia (373.537 arrivi +7,47%) e la Russia (238.779 arrivi +16,90%).

·        Positivo anche l’andamento della domanda proveniente dal Nord America com 1.689.222 arrivi (+5,11%). •    Positivo anche l’andamento della domanda proveniente dal Centro - Sud America, che ha fatto registrare 395.292 arrivi (+19,57%).

·        In crescita anche la domanda proveniente dal Sud - Est Asiatico, che ha registrato 854.212 arrivi (+9,66%).

·        La domanda straniera ha continuato a privilegiare gli alberghi di 4 e 5 stelle, mentre la domanda italiana ha manifestato una maggiore propensione verso gli esercizi di medio e basso livello.

·        Nel resto del territorio della Provincia di Roma gli arrivi complessivi negli esercizi alberghieri sono stati 2.115.208 (+6,15%).

·        L’occupazione delle camere negli esercizi alberghieri del resto della Provincia è stata del 53,26% (contro 48,99% dell’anno precedente), quella dei letti è stata del 55,49% (contro 52,14% dell’anno precedente).

 

Fonte: Rapporto EBTL 2013

 

Occorre pertanto ricorrere tempestivamente a politiche gestionali in grado di stimolare e rilanciare l’offerta turistica legata anche alla domanda di cultura da parte dei cittadini e dei turisti.

La crescita della spesa media giornaliera è debole (circa € 90) e la durata del viaggio ha una marcata tendenza flettente (circa 4,3 gg)

Spesa e durata media di permanenza dei turisti italiani sono generalmente inferiori a quelle degli stranieri Il Turismo genera pertanto direttamente ca 5 MLd € di Pil a Roma che considerando l’indotto porta il totale a 8 Mld €

L’OBIETTIVO: Recuperare la leadership del turismo europeo

 

Come?  attraverso:

 

·        LA  VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO E DELLE INFRASTRUTTURE

L’attuale offerta va valorizzata sia da un punto di vista di infrastrutture turistiche (alberghi, musei attrazioni, luoghi di soggiorno) sia da un punto di vista di promozione del nostro patrimonio non solo attraverso i canali tradizionali ma anche attraverso il miglioramento dei contenuti disponibili in rete.

·        L’ALLARGAMENTO DELL’OFFERTA TURISTICA A NUOVI SEGMENTI DI MERCATO

Roma ha un basso tasso di occupazione e una stagionalità troppo elevata. Un elemento correttivo può essere individuato nel miglior sfruttamento anche degli altri segmenti del mercato turistico creando un calendario eventi che favorisca il ritorno del turista di qualità, puntando ad esempio su una offerta completa di vacanza non solo circoscritta alla cultura ma legata a percorsi enogastronomici, al mare, all’entertainment (Valmontone, Zoomarine, Parco su Roma Antica, etc), gli studios di Cinecittà, etc. per allungare la durata della permanenza. La città di Roma, deve poter sfruttare al massimo tutte le proprie potenzialità, non solo legate alla cultura ed alla storia, ma anche altri fattori caratterizzanti come ad esempio il clima e la sua zona costiera possono costituire un buon veicolo per cogliere il desiderio di stranieri in cerca di una seconda casa in alternativa alle isole Baleari, alla Costa spagnola, alla Costa Azzurra; od ancora l’aspetto religioso che già produce per la presenza dello Stato Vaticano presenze in crescita dall’Avvento del nuovo Papa ma che necessità di percorsi più appropriati tesi a valorizzare l’esigenza di culto con la riscoperta di un patrimonio  culturale meno conosciuto od ancora la tradizione enogastronomica locale ricchissima e d antichissima capace di esprimere eccellenze di levatura internazionale ma che merita una maggiore cura e promozione anche attraverso il supporto della istituzione di percorsi formativi ad hoc di livello. Roma è infatti ancora carente nell’offerta del tipo di corsi che oggi sono chiamati nel linguaggio universitario “Food Studies”. A Roma esiste un corso di laurea denominato “Sviluppo Umano e Sicurezza del Cibo” offerto dall’Università di Roma Tre, non incentrato sulle materie tipiche del cibo e della sua cultura ed offerta.

Credere maggiormente su nuovi segmenti:

 

Il turismo congressuale, convegnistico, espositivo:

Un turismo easy e veloce concentrato in periodi dell’anno meno frequentati dal turismo tradizionale. Dare nuovo slancio al settore fieristico ancora troppo lontano dagli standars internazionali, al tema dei grandi convegni internazionali, definendo appuntamenti di levatura mondiale, darebbe un nuovo impulso al settore trainando l’offerta turistica attraverso un segmento nuovo fino ad oggi poco valorizzato.

 

Il turismo sanitario:

a concentrazione sul territorio romano di importanti strutture sanitarie evidenzia l’esistenza di un patrimonio inesplorato e sottovalutato, perlopiù a causa della grave situazione in cui versa la sanità laziale.  Occorre in questo poter guardare lontano, guardando alle 100 strutture tra ospedali e cliniche in un modo diverso. Il miglioramento degli standars sanitari espressi dalla capitale e la valorizzazione delle eccellenze avrebbe un immediato impatto sulla mobilità  passiva.   

Per il Lazio la mobilità attiva vale 300 milioni di euro (circa il 3% dei ricavi), mentre la mobilità passiva «costa» circa 450 milioni, di cui 130 verso le strutture pontificie. La cifra è il 4,5% dei ricavi ma oltre il 65% della perdita della sanità.

Attualmente i flussi di mobilità sono dal Sud verso Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Veneto e Lazio (sostanzialmente Roma ) solo al quinto posto con meno del 30% dei ricoveri extraregionali della Lombardia). Migliorare la sanità romana accrescerebbe il flusso di mobilità verso la capitale a ritagliarsi un’altra grande fetta di mercato.

Roma può diventare un polo di eccellenza nella Sanità, non solo quantitativo, ma anche e sempre di più di tipo qualitativo. Diventando un polo di eccellenza Roma può fungere da bacino di attrazione di tutto il Sud, che ad oggi gravita prevalentemente sul centro nord (Lombardia, Emilia, Toscana e Veneto) e può diventare un punto di riferimento anche per i Paesi del bacino del Mediterraneo. Questo può portare ad un significativo incremento dei ricavi sanitari, di un 10-20%, rispetto agli attuali 10,2 miliardi con un Fattore moltiplicatore della Sanità sull’economia (Università, Ricerca, Aziende pharma, bio- tech, apparecchiature medicali, strutture ricettive, costruzioni, etc) è stimato in 1,83; Ciò in altri termini potrebbe portare ad un giro di affari della Sanità nel prossimo decennio, diretto e indotto, pari a 20-25 miliardi di euro.

L’obiettivo potrebbe essere colto attraverso la gestire autonoma della sanità romana da parte del governo istituzionale di Roma Capitale come Regione ordinaria al pari delle altre, a seguito dell’accoglimento della nostra proposta di modifica dell’art.116 della Costituzione.

 

Il turismo sportivo:

Roma ha già provato ma evidentemente con poco convincimento a puntare sullo sport come attrattore turistico, con risultati infruttuosi. Ma l’idea è tutt’ora valida, se fossimo in grado di recuperare il patrimonio strutturale di cui Roma è fornita ed accrescere invece le occasioni internazionali si potrebbe finalmente  far maturare nei romani i valori positivi ed etici della cultura sportiva. Solo quando Roma avrà preso consapevolezza della solidità e della efficacia valoriale dello sport sarà pronta a candidarsi la capitale mondiale dello sport.

 

·        LA PROMOZIONE DI UN BRAND ROMA NEI PAESI EMERGENTI

I mercati emergenti hanno scarsa conoscenza culturale di Roma ma d’altro canto una elevata propensione alla spesa turistica. Sono necessarie attività ad hoc su questi mercati, che puntino a promuovere l’immagine della città eterna come un modello riconoscibile ed unico al mondo.

 

·        LA CREAZIONE DI UNA IMMAGINE PIÙ MODERNA SUL WEB E SUI SOCIAL PIU DIFFUSI

Il web permea e accompagna sempre più tutto il processo decisionale nel mercato turistico, sarà necessario pertanto curare maggiormente l’immagine della città presso il web, e tutte le piattaforme sociali.

 

2.      FORMAZIONE, SAPERI, CERVELLI

 

Patrimonio umano, università e vocazioni

Roma è la città degli studi. Tuttavia l’investimento in cultura e formazione generato dalla presenza di numerose università italiane e straniere non è capace di indurre il radicamento dei saperi che ha prodotto. Né l’offerta appare sufficientemente coordinata da ritenersi fungibile in risposta alle esigenze del mercato.

 

Fra Università fisiche e telematiche, statali e private ci sono 18 Università italiane nella città.

A Roma sono presenti anche 55 Università statunitensi, fra le quali 3 (di 4 in totale) delle Università americane che consentono di svolgere un ciclo universitario completo con diploma valido negli U.S.A.

Infine ci sono 7 Università Pontificie e altri 17 Istituti di Studi Superiori pontifici.

La cifra globale ci porta a quasi 100 (97) sedi di studi universitari nella Capitale.

Roma è il punto di arrivo per la formazione universitaria di molti residenti del Sud del Paese.

Per l’anno 2013-2014 risultano al M.I.U.R. circa 30.000 studenti immatricolati nelle università romane e circa 7000 docenti universitari complessivi.

Mancano infatti su Roma indirizzi specifici e di livello sul marketing territoriale, al pari di indirizzi legati al food, ovvero alle nuove managerialità. Una azienda sanitaria, così come una società partecipata per la gestione dei rifiuti, non possono essere amministrati da un buon avvocato o da un eccellente primario, deve invece essere affidata a professionisti manager a tutto tondo che abbiano condotto un percorso formativo specialistico nella materia della gestione di impresa.

 

L’OBIETTIVO: accrescere professionalità per migliorare servizi ed offerta  

Roma dovrà pertanto investire di più sul capitale umano che dedica ai settori più importanti della sua economia: turismo e cultura, così tanto legata ai servizi, al commercio, settori che caratterizzati dal contatto diretto con il turista deve possedere un bagaglio culturale, motivazionale ed attitudianale specifico ma al contempo caratterizzante del Brend legato alla Capitale. L’ospitalità romana dovrà accompagnare il turista e rimanere come il biglietto da visita della città:  

 

La città dovrà quindi puntare:

·        Su nuovi corsi di laurea equivalente a Tourism Management and Hospitality, svolto anche in lingua inglese e con stages presso aziende turistico-alberghiere della Capitale. Il Corso dovrà approfondire aspetti legati al raggiungimento dell’obiettivo di aumentare sensibilmente (o ripetere) la durata dei soggiorni turistici e gradualmente proporre Roma come meta favorita del turismo-residenziale, legato all’acquisto di seconde case dedicate a lunghi soggiorni e aumentare la qualità del servizio ospitalità offerto.

·        Su corsi sulle scienze Gastronomiche offerti anche in inglese con stages presso ristoranti o aziende eno-gastronomiche della città.

·        Sullo studio della cultura gastronomica dei Paesi del Bacino del Mediterraneo per favorire una maggiore integrazione linguistico-culturale e rendere Roma meta desiderata anche da queste popolazioni – favorire l’apertura di facoltà straniere. 

 

Ogni progetto duraturo si costruisce investendo sugli uomini, sulle risorse umane, sulle loro capacità, professionalità, creatività, ingegnosità. Iniziamo formando uomini, menti e saperi che vogliono esprimere se stessi e le loro potenzialità.

3.      INNOVAZIONE E TECNOLOGIE

L'innovazione genera crescita.

 

E’ a tutti noto quanto in Italia ci sia troppa burocrazia, manchi il rapporto di continuità tra università ed imprese e l'accesso al credito è molto difficile. In Italia si rischia di avere una buona idea e non riuscire a trovare i soldi necessari per realizzarla.

Puntare sulle innovazioni, sulle idee e sui giovani potrebbe essere la chiave di volta per uscire da questa lunga crisi.

Roma per essere competitiva è chiamata a rivoluzionare se stessa puntando ad un’immagine meno tradizionale della classica città eterna, culla della cultura e delle magnificenze del passato.

 

L’OBIETTIVO: diventare una mecca delle start up e della creatività internazionale    

Noi crediamo che Roma debba puntare maggiormente sull'innovazione ed APRIRE LE PORTE AI GIOVANI E ALLE NUOVE IDEE, il che non significa rinnegare le tradizioni, anzi, significa affiancare le due cose in modo da crescere più velocemente. Un investimento che deve fare di Roma una Capitale giovane e moderna che crede nelle potenzialità di giovani italiani e stranieri, che li accolga  favorendone la creatività e lo sviluppo divenendo una grande officina di saperi e di innovazione. Creare cioè a Roma le basi per una "SILICON VALLEY ROMANA".

 

Cosa deve offrire Roma per attrarre giovani e nuova imprenditoria?

·        servizi e supporto: le imprese li trovano la più grande concentrazione di servizi a supporto: imprenditori esperti che fanno da mentori ai giovani, professionisti specializzati in tutte le fasi della vita aziendale.

·        cultura basata sulla fiducia interpersonale e la meritocrazia danno spazio a chi ha talento.

 

Anche Roma può e deve pensare di superare la sua stagnazione investendo nel suo futuro, guardando avanti alla ricerca di una nuova dimensione dove gettare le basi di un rilancio. La Capitale deve poter offrire un luogo, servizi, facilities, esperienze. Creare una FACTORY per startupper creativi ed ingegnosi non è impossibile, ma è imperativo sviluppare ed utilizzare un ecosistema imprenditoriale di innovazione (ad esempio recuperando gli spazi della vecchia Fiera di Roma).

Una cittadella dell’innovazione intorno alla quale far crescere servizi e supporto a fungere da rete di sicurezza per la nascita delle nuove attività imprenditoriali non solo legate alle nuove tecnologie, ma a coprire tutte le vocazioni del mercato globale.

 Uno spazio per la crescita e lo scambio di idee nonché la governance necessaria a scongiurare le possibilità di fallimento. Roma infatti, ha bisogno di una nuova imprenditoria rivoluzionaria e orientata al successo che possa crescere in un contesto in grado di fornire autentico supporto agli imprenditori innovativi, che organizzi una variegata compagine di attori in un vigoroso e nel contempo scorrevole insieme di flussi al cui interno i molteplici portatori di interessi si possono scambiare conoscenze e proprietà intellettuale, capitali, talenti, relazioni e trust equity: attori pubblici, aziende, start-up, private equity, incubatori pubblici e privati, università.

Questo richiede un impegno preciso da parte della politica e delle forze sociali, le quali devono promuovere il cambiamento a livello normativo e culturale, il settore finanziario deve contribuire con maggiore mobilità, venture capital efficace e nuovi strumenti che facilitino la crescita dei mercati innovativi.

 


 

ROMA CAPITALE: UNA REGIONE

L’AUTODETERMINAZIONE UNICA VIA PER IL RILANCIO

 

Roma è la capitale degli italiani e noi romani ne siamo orgogliosi e dobbiamo esserne più consapevoli degli altri. Oggi Roma non è governata, non è amministrata, né è stata investita di alcuna visione di ciò che invece dovrebbe essere ovvero vorrebbe essere. Roma è ferita amministrativamente e con essa le nostre ambizioni di grandezza che abbiamo così poco convintamente immaginato, voluto e coltivato. Le ragioni le comprendiamo tutti, sono note ed infinite, ognuna anche con qualche radicato fondamento, ma tutte portano ad un unico comune denominatore: la mancanza di una visione per Roma capitale di un ruolo definito nel contesto istituzionale nazionale, di un progetto per la capitale d'Italia. Roma cede oggi il passo a Capitali Europee più dinamiche, aperte al futuro e alla sfida della globalizzazione. Con la Capitale,  la Politica ha abdicato al ruolo primario di costruire un grande progetto al fine di proiettare a pieno titolo la Capitale nel mondo. Abbiamo pensato di poter gestire Roma alla stregua di ogni altro comune italiano. Schiacciati dalla supremazia di un governo Regionale da un lato,  e statale dall’altro,  abbiamo pensato che strumenti datati e inadeguati per un qualsiasi Comune italiano, potessero soddisfare le esigenze di una Città cosmopolita, con diversi milioni di abitanti. Nel caso di Roma poi, occorre considerare l'ulteriore non trascurabile circostanza della presenza nel suo territorio della Santa Sede, punto di riferimento spirituale per tutta la comunità cristiana. Tutto questo rende indispensabile uno speciale regime normativo ed organizzativo, come del resto è riscontrabile osservando gli indirizzi assunti in questi anni dalle maggiori democrazie occidentali, che, in modo più o meno marcato, hanno tutte provveduto a dettare discipline differenziate per le loro capitali. Numerosi Paesi hanno adottato un regime differenziato per articolare l’autonomia del territorio della capitale nazionale. Basti guardare a Parigi, che riveste il ruolo ed ha al contempo i poteri di Comune e Dipartimento, a Berlino che con la modica costituzionale seguita alla riunificazione è stato assurto a rango di comune con lo status di Lander (regione) o al caso di Washington (District of Columbia) dove si registra l'istituzione di un sostanziale autogoverno del distretto, finanziato per mezzo di stanziamenti federali annuali a cui si affiancano entrate proprie. In Spagna poi, sin dal 1983 è stata istituita la Comunità autonoma di Madrid, mentre in Belgio Bruxelles è capitale federale e regione amministrativa al contempo, per finire con Londra, la quale dal 1999 dispone dei più ampi poteri nelle materie di interesse locale. Roma non può certo fare eccezione.

 

L’OBIETTIVO: a Roma Capitale i poteri di una Regione    

La nostra proposta deve essere diretta al riconoscimento a Roma Capitale dei poteri propri alle Regioni ordinarie. L'ordinamento della capitale avrebbe un carattere del tutto autonomo ed equiordinato rispetto agli altri comuni, alla città metropolitana, con la quale potrebbe ben coesistere, ed alle regioni stesse, così come sancito anche dalla riforma del Titolo V° della Costituzione. Roma capitale verrebbe a sostituire l'ente territoriale del Comune di Roma (in armonia con la geografia della riforma Delrio)

Per quanto agli aspetti finanziari si rileva che l'articolo 119 della Costituzione al quinto comma prevede che risorse speciali siano riservate dallo stato a determinati enti di governo territoriale per far fronte a esigenze di carattere speciale. Tale previsione appare perfettamente applicabile alla disciplina della Capitale.

Per quanto riguarda alle funzioni legislative che renderebbe sicuramente completa l'attribuzione di specifiche prerogative a questo nuovo ente, non si può prescindere, tuttavia da un intervento sul regime costituzionale vigente di cui all'articolo 116 e 117. Infatti, nonostante l'ordinamento di Roma Capitale possa essere disciplinato con legge ordinaria (art. 114 terzo comma) sarà necessario prevedere, contemporaneamente, una legge di rango costituzionale necessaria per inserire tra il novero delle Regioni Ordinarie la Capitale.

Così strutturato, l'intero progetto, sortirebbe l’indubbio effetto da un lato, di attribuire finalmente la giusta dignità alla nostra capitale, ma dall’altro permetterebbe alle altre comunità del Lazio (Province e Comuni) di poter ampliare le loro potenzialità grazie ad una nuova redistribuzione delle risorse, sia di natura economica che di rappresentanza nel Consiglio regionale.

Restano affidate allo Statuto del nuovo Ente Roma Capitale la forma di governo, gli organi, forme di raccordo con la Regione Lazio per l’esercizio delle funzioni legislative e amministrative nelle materie determinate dallo stesso Statuto.

Tra le funzioni amministrative e legislative di interesse locale da devolvere a Roma Capitale figurano certamente:

1.                  La sicurezza e Polizia locale urbana

2.                  La valorizzazione e conservazione del paesaggio, urbanistica, piani regolatori e governo del territorio ed edilizia.

3.                  La mobilità, i trasporti, porti e aeroporti di interesse comunale.

4.                  La valorizzazione e conservazione del patrimonio storico, artistico e culturale locale.

5.                  La gestione e valorizzazione delle istituzioni culturali (biblioteche, accademie, istituti, musei) aventi carattere locale.

6.                  L’Artigianato, Agricoltura, fiere e mercati.

7.                  La programmazione in materia di commercio su aree pubbliche e private.

8.                  La Viabilità, gli acquedotti e i lavori pubblici di interesse comunale. 

9.                  Il turismo, industria alberghiera, grandi eventi, sport ed impiantistica.

10.              L’istruzione ed l’edilizia scolastica e universitaria.

11.              La finanza locale.

 

 

Il cambiamento di rotta dovrà essere epocale, e per rivoluzionare l’immagine e la struttura di Roma Capitale d’Italia ritrovata sono necessari maggiori poteri ed autodeterminazione. Roma deve poter gestire decidendo le sorti di se stessa, programmare legiferando le tappe del suo sviluppo. Solo attraverso i poteri di una Regione potrà assolvere alla funzione di capitale che le è propria e solo attraverso l’autodeterminazione potrà posizionare se stessa in un contesto di Top cities.