1.     Prevenzione della radicalizzazione e intensificazione del processo di deradicalizzazione

 

 

La definizione dell'approccio alla deradicalizzazione e all'integrazione dei soggetti alienati rappresenta uno dei temi principali della nostra strategia. Vi è una crescente consapevolezza del bisogno di un monitoraggio Internet coordinato, in quanto gli estremisti stanno sfruttando questo spazio per diffondere la propaganda radicale. Il gruppo PPE invita gli Stati membri e la Commissione a rafforzare la cooperazione con le imprese di Internet e con le piattaforme dei social network (Google, Twitter, Facebook, YouTube e altre) affinché limitino l'accesso a materiale terroristico online e rimuovano la propaganda terroristica presente in rete, garantendo al contempo il rispetto dei diritti fondamentali, in particolare della privacy e dei diritti alla protezione dei dati. Bisogna rendere le imprese di Internet consapevoli delle loro responsabilità nella divulgazione di contenuti che incentivano il terrorismo. Gli Stati membri dovrebbero istituire quadri normativi per un controllo attento e risoluto dell'incitamento all'odio, dei predicatori dell'odio che diffondono una propaganda radicale (anche su siti di carattere religioso) e dei reclutatori di cittadini UE. Tale iniziativa include il miglioramento del processo di rendicontazione pubblica dei contenuti online di natura estremistica, attraverso l'istituzione di siti web o punti di contatto per i cittadini con linee dedicate, nonché finanziamenti UE destinati a campagne di sensibilizzazione positive contro la radicalizzazione online e offline e a campagne contro l'odio.

Il gruppo PPE ha ribadito in più occasioni l'esigenza di individuare e distinguere con chiarezza l'ideologia dell'estremismo islamico e la religione islamica. L'UE deve concorrere al sostegno dei progetti di ricerca e informazione sull'Islam moderato intensificando il dialogo con le comunità musulmane al fine di congiungere i nostri sforzi per contrastare il fondamentalismo e la propaganda terroristica. Il gruppo PPE intensificherà le proprie innovazioni strutturali e politiche esistenti per la promozione del dialogo interreligioso e interculturale, anche con l'istituzione di piattaforme UE dedicate. L'UE è tenuta inoltre a sostenere gli Stati membri nello sviluppo di programmi educativi sugli aspetti civici e storici della religione. L'Unione deve intensificare senza indugio i programmi specifici (progetti sociali e di integrazione) mirati ai terroristi interni e i programmi di deradicalizzazione esistenti. A tal fine il gruppo PPE invita gli Stati membri a un approccio olistico alla radicalizzazione e a un migliore utilizzo della Rete di sensibilizzazione al problema della radicalizzazione (RAN) della Commissione, che riunisce tutti gli operatori di questo settore. Per sostenere l'azione degli Stati membri in tale ambito, la Commissione deve sfruttare pienamente il nuovo Fondo per la sicurezza interna 2014-2020.

Gli attacchi di Parigi rendono inoltre ancora più urgente l'elaborazione di un piano d'azione UE contro la radicalizzazione nelle carceri. Il gruppo PPE invita gli Stati membri a considerare la possibilità dell'isolamento generale dei detenuti fondamentalisti islamici nelle carceri e a migliorare la formazione del personale amministrativo carcerario per facilitare l'individuazione dei detenuti coinvolti in attività legate al terrorismo. La riduzione della comunicazione tra i detenuti islamici radicali si è dimostrata un valido strumento per prevenire la definizione e l'organizzazione dei loro attacchi. A tal fine, il gruppo PPE esorta gli Stati membri a mantenere una dotazione economica adeguata, in particolare per la formazione di personale carcerario specializzato che lavori in queste aree di isolamento. Il gruppo PPE sottolinea inoltre che anche i rappresentanti religiosi a stretto contatto con i detenuti devono ricevere una formazione specifica.

Il gruppo PPE esprime profonda preoccupazione per la diffusione dell'odio e della predicazione estremista in luoghi di culto di vari Stati membri, indebitamente sfruttati a fini di radicalizzazione, e ne evidenzia gli effetti drammatici in termini di crescita del fondamentalismo nelle nostre società. Gli Stati membri devono adottare misure appropriate per sottoporre questo fenomeno a un fermo e stretto controllo e per affrontare la questione del reclutamento e del finanziamento di imam provenienti da paesi terzi. Il gruppo PPE è disposto a sostenere gli Stati membri in senso politico e istituzionale in qualunque misura legislativa intendano introdurre per affrontare l'influenza finanziaria e ideologica proveniente dall'estero sulle rispettive comunità religiose. Siamo fermamente convinti della necessità di attuare una rigida politica UE di rimpatrio ed espulsione dei radicali provenienti da paesi terzi.

Più ingenerale, negli ultimi anni il gruppo PPE ha sottolineato la profonda necessità di un miglioramento delle politiche di integrazione degli Stati membri, non solo per gli immigrati provenienti da paesi terzi ma, più nello specifico, per i giovani immigrati di seconda e terza generazione nati in Europa.

Da ultimo, una strategia di prevenzione globale dell'UE deve avvalersi pienamente anche della politica estera e della politica di sviluppo dell'Unione al fine di lottare contro la povertà, la discriminazione e l'emarginazione, di combattere la corruzione e promuovere il buon governo nonché di prevenire e risolvere i conflitti, poiché tutti questi elementi contribuiscono all'emarginazione di alcuni gruppi e settori della società rendendoli più vulnerabili alla propaganda degli estremisti. Il gruppo PPE ritiene pertanto che una parte degli aiuti alla cooperazione e allo sviluppo dovrebbe essere destinata alla lotta al terrorismo. Rifiutiamo tuttavia le teorie secondo cui il fondamentalismo islamico sarebbe il risultato di persistenti diseguaglianze economico-sociali, e ribadiamo che l'Islam radicale va contro i valori e lo stile di vita europeo.

 

2.     Coordinare l'immediata reazione alla crescente minaccia dei "combattenti stranieri"

 

Per affrontare questa crescente minaccia in modo efficace gli Stati membri devono armonizzare il loro approccio e la loro reazione immediata ai combattenti stranieri. Il gruppo PPE sta esplorando tutte le opzioni senza tabù, inclusi:

·        il ritiro dei passaporti UE in caso di doppia cittadinanza, nel rispetto delle costituzioni nazionali;

·        la confisca dei passaporti per un periodo di tempo limitato;

·        la segnalazione dei documenti di identità dei jihadisti, dei divieti di ingresso e di uscita;

·        la segnalazione dei passaporti di cittadini UE rubati o smarriti;

·        la richiesta specifica alla Commissione di introdurre una definizione armonizzata a livello UE  di "combattenti stranieri", indicando sanzioni e qualifiche penali, sulla base della risoluzione n. 2178 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 24 settembre 2014;

·        l'inasprimento dei procedimenti giudiziari (per proselitismo per organizzazioni terroristiche e addestramento in campi terroristici);

·        una più rigida sorveglianza delle telecomunicazioni, incluse le comunicazioni jihadiste e le chat criptate;

·        la creazione di una lista nera di jihadisti europei e di sospetti terroristi jihadisti;

·        il ripristino delle autorizzazioni di viaggio per i minori.

 

3.     Il gruppo PPE è il maggiore sostenitore della protezione e del sostegno alle vittime del terrorismo in Europa e nel mondo

 

Il gruppo PPE si è sempre battuto affinché si presti particolare attenzione alle esigenze delle vittime del terrorismo, per proteggere la loro dignità e sicurezza e per contribuire a delegittimare e deprecare il terrorismo. Strutture e organizzazioni per la protezione e il sostegno alle vittime devono essere disponibili in tutti i ventotto Stati membri e dovrebbero intrattenere una stretta collaborazione per aiutare meglio le vittime e le rispettive famiglie a superare il dolore, per proteggerle dalla rivittimizzazione, dalle ritorsioni e dall'intimidazione, per ripristinare la loro dignità, per preservare la verità e la memoria con adeguate commemorazioni e per garantire giustizia per le vittime. Qualunque sostegno deve rispondere alle esigenze della vittima. In questo contesto, il gruppo PPE esorta gli Stati membri a garantire la piena attuazione della direttiva sui diritti delle vittime, affinché queste possano godere di un sostegno finanziario e di assistenza e aiuto psicologico nel corso delle procedure legali. Chiediamo alla Commissione di riconsiderare una nuova direttiva per un sistema giudiziario più efficiente e armonizzato al fine di garantire un sostegno specifico per i diritti e la tutela delle vittime del terrorismo. Il gruppo PPE sottolinea inoltre la particolare responsabilità dell'UE in merito alla protezione delle vittime nelle aree di crisi del Medio Oriente, in cui comunità indigene vulnerabili quali i cristiani sono perseguitate dai jihadisti.

 

4.     Il gruppo PPE appoggia le misure antiterrorismo a livello UE e gli strumenti già individuati

 

Il gruppo PPE è sempre stato fautore di un sistema dei codici di prenotazione (PNR, Passenger Name Record) a livello dell'Unione quale valido strumento da impiegare, insieme a tutta una serie di altri provvedimenti, per combattere le minacce terroristiche alla sicurezza interna. Il numero di cittadini UE radicalizzati che tornano in Europa dopo aver combattuto a fianco dello Stato islamico, di Al Qaeda o di altre organizzazioni terroristiche porta in primo piano la necessità di ripensare l'approccio dell'Europa alla condivisione dei dati dei passeggeri del traffico aereo con i servizi di sicurezza e con le autorità preposte all'applicazione della legge, anche nei voli interni all'UE, sia pur nella tutela della privacy dei cittadini. Pertanto il gruppo PPE rinnova il suo appello a dare nuovo impulso alla direttiva PNR dell'UE, bloccata dai socialisti e dai liberali al Parlamento europeo.

Reintroduzione di una direttiva UE sulla conservazione dei dati: l'UE non può immaginare di riuscire a elaborare una reazione efficace alla minaccia del terrorismo senza fornire strumenti adeguati alle autorità preposte all'applicazione della legge. A tal riguardo il gruppo PPE ribadisce la necessità che la Commissione europea resista alle pressioni della sinistra politica e introduca senza indugio una nuova direttiva UE sulla conservazione dei dati, tenendo in debito conto la recente pronuncia della Corte di giustizia dell'Unione europea che richiede il rispetto dei principi di proporzionalità, necessità e legalità, al fine di istituire un quadro giuridico per il legittimo accesso ai dati da parte delle autorità preposte all'applicazione della legge.

Revisione della decisione quadro dell'UE sull'antiterrorismo, che risale al 2005. Da allora sono emerse nuove tendenze e nuove minacce alla sicurezza dell'Unione, e l'UE non può permettersi di restare indietro. Dobbiamo ripensare la nostra strategia e definire ulteriori linee guida e principi dell'UE per la lotta al terrorismo, basati sulla risoluzione n. 2178 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 24 settembre 2014. Il gruppo PPE insisterebbe inoltre affinché una nuova e ambiziosa strategia di sicurezza dell'UE sull'antiterrorismo sia adottata nelle prossime settimane. La strategia dovrebbe includere proposte per provvedimenti concreti, un finanziamento adeguato e rigidi controlli, per esempio con un sostanziale investimento nella crittografia, nella sicurezza informatica e nella sicurezza dei dati per promuovere una generazione di esperti a livello europeo, capaci di difendere l'UE dalle minacce del terrorismo informatico.

Individuare e smantellare il sostegno finanziario al terrorismo è fondamentale. Il gruppo PPE si è battuto con successo per un programma congiunto dell'Unione europea e degli Stati uniti per il controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi (TFTP, Terrorist Finance Tracking Programme). Ora l'UE deve assumersi le proprie responsabilità e prevedere la concreta istituzione di un sistema europeo per il controllo delle transazioni finanziarie dei terroristi. Al riguardo, il gruppo PPE plaude al recente accordo raggiunto sul pacchetto antiriciclaggio e auspica che la sua adozione porterà a una migliore cooperazione tra le unità di informazione finanziaria degli Stati membri e agevolerà l'individuazione dei percorsi dei finanziamenti al terrorismo.

Allo stesso modo occorre valutare le norme unionali vigenti in materia di circolazione di armi da fuoco illegali e sul traffico di armi collegato alla criminalità organizzata. L'UE deve rafforzare la cooperazione e lo scambio di informazioni con i paesi dei Balcani occidentali in particolare.

Maggiore coordinamento tra gli Stati membri, EUROJUST ed EUROPOL: particolare attenzione dovrebbe essere prestata agli aspetti operativi, che competono prevalentemente agli Stati membri. Gli Stati membri dovrebbero fare un migliore uso del sistema di informazione di Schengen (SIS) e di Eurodac, avvalersi pienamente del database di Interpol e rafforzare le capacità tecniche dei rispettivi organismi preposti all'applicazione della legge (ad esempio con l'interoperabilità degli standard tecnici). Dovrebbero continuare a migliorare la cooperazione e lo scambio di informazioni tra i rispettivi servizi di intelligence ai fini di una più efficace aggregazione e analisi delle informazioni raccolte. Gli Stati membri dovrebbero inoltre fare un migliore uso del punto focale VIAGGIATORI di EUROPOL e fornire le informazioni richieste. Chiediamo poi che la condivisione di dati e informazioni tra Frontex ed EUROPOL diventi subito operativa e che qualunque ostacolo a una più intensa cooperazione sia immediatamente risolto. Occorre un'ulteriore riflessione sull'istituzione di un centro antiterrorismo all'interno di EUROPOL, che agevoli la cooperazione tra i servizi di intelligence e di applicazione della legge degli Stati membri. Il gruppo PPE considererà uno studio di fattibilità sull'argomento. Invitiamo gli Stati membri ad avvalersi pienamente di ECRIS (il sistema europeo di informazione sui casellari giudiziari) e chiediamo alla Commissione di studiare la possibilità di rinnovarlo, in quanto al momento il suo campo di applicazione a livello personale e materiale è troppo limitato.

Migliore utilizzo del programma di ricerca in materia di sicurezza: il gruppo PPE esorta gli Stati membri ad avvalersi pienamente del potenziale di questo programma di ricerca in corso nell'ambito di "Orizzonte 2020" per la lotta al terrorismo.  Il programma di ricerca in materia di sicurezza "Società sicure" ha una missione specifica: combattere la criminalità e il terrorismo. I temi trattati spaziano dal terrorismo informatico alla comprensione e la lotta alle idee e ai principi del terrorismo; l'obiettivo è lo sviluppo di nuove capacità e strumenti forensi. Il gruppo PPE è convinto che i risultati della ricerca possano contribuire a evitare incidenti, a contenere le potenziali ripercussioni e a condurre una valida analisi della dimensione sociale e psicologica delle reti terroristiche. Invitiamo pertanto gli Stati membri a promuovere e sostenere ulteriormente il programma di ricerca in materia di sicurezza.

5.     Controlli frontalieri (interni ed esterni): rafforzare le norme esistenti

 

Il gruppo PPE, fedele al suo profondo attaccamento alla libera circolazione all'interno dell'UE, di fatto esclude le proposte volte a sospendere il sistema Schengen. Incoraggiamo piuttosto gli Stati membri a un'applicazione più rigorosa delle norme vigenti, che già prevedono la possibilità di introdurre temporaneamente controlli dei documenti, a potenziare l'uso dei documenti biometrici e i sistemi di riconoscimento facciale e ad avvalersi pienamente del nuovo meccanismo di valutazione Schengen.  Al contempo, per quanto riguarda le frontiere esterne dell'UE, chiediamo di rafforzare la sicurezza frontaliera con controlli mirati.

 

6.     Cooperazione con paesi terzi, operatori regionali e globali: ripensare l'approccio antiterrorismo

 

L'Unione europea, gli Stati Uniti e il Canada (e, in misura più limitata, l'Australia e la Nuova Zelanda) hanno tutti osservato la preoccupante tendenza al terrorismo interno e alla radicalizzazione violenta, quindi una cooperazione transatlantica con questi paesi è essenziale. Il gruppo PPE sottolinea i meriti del dispiegamento di tutti gli strumenti opportuni per una maggiore condivisione dell'intelligence e una più stretta cooperazione tra agenzie (inclusi l'accordo PNR e il TFTP) ed esprime profondo rammarico per le ripercussioni della presentazione dell'accordo tra Canada e UE sul PNR dinnanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

I recenti avvenimenti ci impongono di valutare le prevalenti debolezze che hanno caratterizzato la passata cooperazione antiterrorismo con aree e paesi quali i Balcani occidentali, la Turchia (paese di transito verso le aree di conflitto), i paesi del Golfo e altri paesi arabi. Dobbiamo unire i nostri sforzi per combattere la radicalizzazione, tracciare i finanziamenti del terrorismo e sviluppare una nuova attitudine contro il fondamentalismo islamico. La cooperazione antiterrorismo e la condivisione di informazioni dovrebbero essere un elemento chiave nelle relazioni dell'UE con questi paesi. È fondamentale inoltre rafforzare la cooperazione con organizzazioni regionali quali la Lega araba, l'Unione africana e il Consiglio di cooperazione del Golfo. Il gruppo PPE accoglie dunque con favore il recente memorandum d'intesa firmato con la Lega degli Stati arabi sulla cooperazione nella lotta al terrorismo. Da ultimo, l'UE ha bisogno di perseguire e promuovere la cooperazione con le Nazioni Unite, in particolare con il comitato antiterrorismo.

 

7.     Rivedere le prassi all'interno del Parlamento europeo in materia di sicurezza interna

 

Sebbene la trasparenza sia un principio guida del funzionamento interno del Parlamento europeo, il gruppo PPE è fermamente convinto dell'urgente bisogno di una più rigida applicazione delle riunioni "a porte chiuse" o di altri meccanismi simili che consentirebbero ai deputati di ottenere un accesso riservato a informazioni sensibili classificate e non classificate sull'antiterrorismo.

 

Stiamo esplorando la possibilità di istituire una sottocommissione per l'intelligence in cui un numero limitato di deputati al Parlamento europeo con nullaosta di sicurezza potrebbero ricevere istruzioni classificate e accedere a documenti classificati. L'obiettivo sarebbe ben lungi dal rivendicare la supervisione dei servizi segreti nei vari Stati membri.

Per scaricare il documento cliccare qui